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Non è solo colpa dell'euro l'aumento continuo dei prezzi, in particolar modo nei settori dell'abbigliamento e alimentare. Secondo la Cia (Confederazione italiana degli agricoltori) con l'entrata in vigore della moneta unica europea (22 mesi fa), ogni famiglia spenderebbe 77 euro in più al mese per la spesa. La spinta maggiore agli incrementi dei prezzi — continua la Cia — è venuta dai prodotti ortofrutticoli che hanno fatto registrare aumenti medi del 15%, con punte del 50% per alcuni prodotti (zucchine, fagiolini, pomodori, radicchio, albicocche, pesche). Di conseguenza, i consumi di frutta e verdura sono diminuiti di molto.
Per pane, pasta, latte e formaggi gli incrementi hanno oscillato dal 5 all'8%, per la carne aumenti di poco al di sopra del tasso d'inflazione. I rincari sono dovuti anche agli andamenti stagionali, molto ha influito il caldo estivo; un'altra causa probabilmente è legata all'origine dei prodotti. Quelli italiani sono sempre di meno sui banchi dei negozi. I fagiolini e perfino le insalate spesso sono importati e comunque i prodotti non italiani sono ormai il 70%. Nonostante il rientro della crisi dovuta alla mucca pazza il consumo della carne bovina ha avuto un leggerissimo incremento, solo lo +0,3%, e si teme una nuova stangata per il settore dopo la scoperta di una mucca colpita dalla lingua blu.
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