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Il corpo di Parit Octisi, l'operaio albanese di 29 anni, che si era tuffato per una bravata da un viadotto alto più di 30 metri sul lago di Castriccioni di Cingoli, è stato recuperato in tarda serata di ieri dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Teramo. Il cadavere era incagliato nel fondale, piuttosto basso, sotto al punto in il giovane, un manovale residente a Roma impegnato in alcuni cantieri del Maceratese, si è gettato. Il ragazzo, in gita con alcuni amici ha detto di far vedere ai compagni «come si fa un bel tuffo». Quindi è salito sul viadotto e, davanti agli occhi increduli di una decina di persone presenti sulle rive del lago si è tuffato. Dopo l'impatto con l'acqua non è più tornato a galla. Le ricerche, condotte inizialmente sulle sponde dell'invaso di Castriccioni dai vigili del fuoco e dai carabinieri, sono state portate avanti dai sommozzatori per rintracciare e recuperare il corpo. Esperti di nuoto presenti sul luogo dell'incidente avevano segnalato da subito che da quell'altezza anche il solo impatto con l'acqua può essere mortale. Al momento non si ipotizzano responsabilità a carico di terze persone.
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